prima di sabato, i guanti bianchi li associavo a topolino.
(ma perché mai poi i personaggi della disney devono fare tutto coi guanti bianchi?)

oppure alla pubblicità della tabù, che riusciva involontariamente (o no?) a parlare sia della liqurizia che del delicato tabù della discriminazione razziale, o quantomeno dello stereotipo del cantante da cabaret di colore anni ’50. tutto ciò senza mai parlarne, come se si stesse giocando a taboò!
o ce le vedevo solo io queste cose?

non importa più ormai, perché questo era prima di sabato.
basta topolino, basta tabù. ta-ta-tabù.

quando vedi un concerto, si lo vedi, di bambini sordi, che cantano muovendo le mani, indossando dei guanti bianchi, andando a tempo grazie al direttore coi guanti bianchi che li aiuta, allora non pensi più a topolino e alle tabù.
pensi che quei bambini sentono le note, grazie alle vibrazioni anche ma che soprattutto le vedono e le disegnano.
pensi che un coro di bambini sordi non l’avevi mai nemmeno immaginato,  invece esiste eccome.
e siccome applaudire serve a poco, agiti le mani tenendole in alto.
anche senza guanti bianchi, che loro ci vedono benissimo.
anche se sei in galleria alta agli arcimboldi e prima di loro continuavi ad avere in testa la sigla di zelig.

las manos blancas

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