in queste vacanze, tra le altre cose ( tassi, palle da zorbing, signori callipo in persona ),mi sono imbattuto nel muschio. nel maledetto muschio.
il muschio che nasce, cresce e prolifera negli interstizi dei mattoncini autobloccanti di una casa in montagna, nello specifico la mia.
il muschio che rende il cammino pericoloso, il muschio che cambia la colorazione tenue d’insieme del cortile.
il muschio che cresce ovunque, non a nord. ovunque.
il muschio che devi andare a raschiare pietra per pietra, che quello vecchio viene via più facile mentre quello verde, nuovo, giovane, rimane aggrappato, piuttosto ti concede dei brandelli ma rimane li.
e io questo non potevo permetterlo.
e allora giù, chinato o seduto per terra, con spuntoni, cacciaviti e zappette a rimuoverlo.
in piano o in discesa, all’ombra ma anche dove picchia il sole.
cosa ci fa il muschio dove picchia il sole?
il muschio è ovunque.
quanto tempo per pensare, raschiando il muschio.
quanto tempo per paragonare il muschio a quelle altre cose che ti si attaccano addosso e non ti lasciano mai.
per capire che il muschio raschiato comunque tornerà.
per capire che il muschio raschiato occupa un volume che non ti immagini.
– tipo sacchi e sacchi di menate –
per capire che cresce lentamente e in maniera subdola. e anche al sole e a sud.
per capire che è una lotta, eterna, ma che va combattuta.
e che posso pure vincere.

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