quante ne pensava.e quante ne faceva.
bè, in realtà ne faceva molte meno di quante ne pensava.
pensava un sacco. oh quanto pensava lui.
doveva essere tutto perfetto.
era tutta una serie di possibilità, di scelte che pilotava dove voleva, tutte in in fila.
e alla fine usciva quello che sperava, nella sua testa.
rimaneva tutto li di solito, nella testa. sognava.
raramente qualcosa usciva: si imbatteva nel primo o nel secondo incrocio e la si fermava.
c’era una precedenza.
o moriva addirittura, quando c’era lo stop.
ma nella sua testa era tutto perfetto, logico, calzante. filava tutto. non c’era nemmeno un semaforo.
anche sulla carta non era male, quello che scriveva.
solo il tempo aveva qualcosa di strano.
non arrivava mai.
non c’era mai oggi, adessso. al presente insomma.
era sempre tutto un po’…imperfetto.

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