hægt, kemur ljósið

ieri mi è stato regalato questo e oggi lo regalo a voi.
che poi oggi è proprio il giorno giusto.

la-menta

una volta, da piccolo, lo sapevo come si curavano le ferite.
forse era istinto non so, ma sapevo.
ci sono quelle ferite che puoi lasciare li, senza curarle. una sciacquata e via.
ce ne sono altre più profonde invece che richiedono un'azione più decisa.
magari vanno disinfettate, oppure protette. magari serve il cicatrene.
ce ne sono poi altre ancora, profonde, a finestrella, quelle che non dico che vedi l'osso ma comunque son belle profonde, per cui l'unica soluzione è la rimozione della parte pendula, che oramai è spacciata.
da piccolo lo sapevo, mi facevo coraggio e la toglievo. per guarire poi coi miei tempi biologici.
magari era doloroso ma andava fatto, per guarire.
ora invece copro tutto e aspetto.
e nulla si rimargina, perchè baro, mento.
fingo che ci sia una possibilità che tutto si aggiusti, senza far nulla, ma non c'è.
e il tutto lo realizzo mentre steso sul divano mi sento come una polo: un-buco-con-la-menta-intorno.
senza la menta però. con lamento magari.
e che vuoto.
pensavo che forse mi sarebbe piaciuto ci fosse qualcuno sul divano con me, magari tu.
ma non sono sicuro e allora copro tutto e aspetto che mi passi.
mento.
mi mento.
mi lamento.
forse ho sempre fatto così.
è ora di cambiare gusto a questa dannata caramella col buco.

il grande elenco telefonico della calabria e isole limitrofe (paese di mezzo escluso)

io gliel’ho detto ai miei amici in calabria che quando parlo delle particolarità di questa terra poi la gente non mi prende sul serio.
capisco che alcune cose, per chi non c’è mai stato, siano poco credibili ma perlomeno dovrebbero risultare plausibili.
invece il problema è l’effetto a catena che si innesca rendendo tutto inverosimile, per chi non ha mai visto o provato almeno alcune di queste…cose.
è che oramai dovremmo saperlo tutti che la realtà batte anche la fantasia.
non è così strano allora che in calabria, e solo in calabria, ci sia la gazzosa al caffè.
che se mi affaccio vedo 2 mari, a volte stromboli e a volte l’etna.
oppure che qui se dici colazione si intende mangiare un pane da chilo ripieno a metà mattina.
che esiste la ferrovia calabro-lucana a binario singolo con littorine a gasolio che fanno su e giù per le montagne.
le montagne poi. pare che quando parlo delle seggiovie, della pista di bob e di sci mi stia inventando tutto.
come il fatto che ci sia un parco archeologico immerso negli ulivi centenari, a ingresso libero, con un museo anche.
che lo trovi chiuso ma chiedi se per favore si può dare un’occhiata che arrivi da lontano allora ti fanno quel sorriso che solo loro sanno fare e ti fanno…trasire.
che la solidificazione della pasta lunga nel forno a legna non è un miracolo ma un’abilità.
che se il fato vuole, di notte, incontri il bubo bubo.
che a 3 anni i bambini assaggiano il caffè, a 4 l’amaro (del capo) e a 5 il peperoncino.
si preparano alla vita.
e poi ci sono le merendelle, che nemmeno sono in tutta la calabria, ma solo nella provincia di catanzaro. e devi spiegare cosa sono, ma come si fa? un innesto tra una mela e una pesca. si e poi? come le spieghi?
non lo fai e quelli non ti credono.
quelli magari vengono da cuneo e credono pure che il gorgonzola sia invenzione piemontese, per dire.
che qui i cinghiali non ci sono e nemmeno i tonni.
che non esiste un ristorante in montagna che come specialità, esclusiva a dire il vero, ha il baccalà.
e allora gli fai l’inganno del fagiolino, il corrispettivo calabrese dell’inganno milanese della cadrega.
e lui sbaglia. lui non sa che il fagiolino diventa un fagiolo. lui non conosce le foglie appiccicose.
lui vorrebbe avere l’aiuto da casa, chiamando magari il paese di mezzo, ma sul grande elenco telefonico della calabria non c’è.
perchè il paese di mezzo non esiste.
ma questa è un’altra storia.

happy hour

a milano giro di prostituzione di un certo livello:
gli appuntamenti venivano presi richiedendo una modella sbagliata.
ma allora mi sorge un dubbio: i negroni sbagliati cosa sono in realtà?!

e poi le chiamano ore felici…

che io mi credevo che gli snorky erano verdi

è bizzarro come il cervello (il mio almeno) nel tempo si convinca che una cosa sia vera, anche se magari poi non lo era davvero.
l'informazione si incanala in un percorso deviato e diventà realtà.
magari era solo un desiderio.
o un'idea. un errore, una speranza.
chissà.
il colore della speranza è verde, pare.
e io, non lo so perchè, ero convinto che gli snorky fossero verdi.
dei puffi verdi col boccaglio che vivono sottacqua.
e invece sono meglio: multicolore, una società multirazziale insomma.
non come la puffrazza pura, chiusa in un ghetto senza contatti con l'esterno, che si nutre solo ed esclusivamente delle puffbacche e delle verità del grande puffo.
in questo caso la realtà è meglio del ricordo.
in questo caso.

attraversamento stradale sincronizzato

stamattina mentre stavo per varcare la soglia dell'ufficio dopo un non facile viaggio in metrò, un tizio dai capelli bianchi, diciamo un signore sulla cinquantina portati però benissimo, mi affianca e muove la bocca.
io chiaramente non sento nulla.
mi stappo l'orecchio dall'auricolare e vedo che ricomincia a muovere la bocca, ma stavolta lo sento

che metal stai ascoltando?
no, veramente sto semplicemente ascoltando elio.
e bè, però anche elio in effetti…

e si allontana mentre con un cenno ci salutiamo.

ora, effettivamente stamattina ero abbastanza preso.
non so bene cosa ho fatto in metrò, sicuramente non ho cantato.
sicuramente però ho suonato qualcosa e mimato altro.
all'uscita poi, quasi sicuramente ho anche effettuato un pregiatissimo attraversamento stradale sincronizzato* a suon di musica.
e tutto questo è già un buon segno.
ma che esista un cinquantenne in grado di vedere tutto ciò, con la voglia di fare a uno sconosciuto (me nello specifico) una domanda in fondo così privata, col sorriso sulla labbra, bè questo è fantastico.
tipo che ho passato il badge sui tornelli col sorriso stampato in faccia.
ehi, grazie signore coi capelli bianchi.

* = l'attraversamento stradale sincronizzato si ha quando degli sconosciuti, per lo più ingnari di partecipare, attraversano a distanza di qualche metro l'uno dall'altro una strada senza semaforo, in maniera sincrona e nella stessa direzione. il numero minimo di partecipanti è tre.
esiste anche una versione meno frequente, invernale, che si avvale dell'uso di ombrelli.

parmigiano fixes everything

sto via circa due settimane (manchester – london – dublin) e:

– vedo che l’arancione a milano è ancora di moda
– pare che nessuno di noi avrà un centrale nucleare sotto casa
– i draghi verdi (o vedovelle) di milano continueranno a spillare acqua (gratis) per tutti, come sempre
– la metropolitana di milano non c’ha il gap di quella di londra e mi piace molto di più
– i double decker mi piacciono un sacco (specialmente quelli rossi di londra)
– a dublino ci sono i trichechi e un caravaggio
– a londra c’è una darsena, silenziosissima, con un pub che serve birra…peroni.
– se fai un sugo con i pomodori inglesi otterrai qualcosa di arancione
– manchester non è mica brutta, anzi.
– anche questa volta il miglior ristorante è stato un coreano
– in una città con 10 milioni di abitanti esiste un piccolo paradiso colorato nascosto tra le bolle di sapone
– ho rotto un paio di scarpe
– pensavo che il tamigi fosse più grande, ma forse è colpa del danubio
– anche in bicicletta prendere le rotonde nel verso giusto non è mica facile
– ho risparmiato 16 sterline: è bastato non entrare nell’abbazia di westminster
– qualcuno sostiene che io sia l’inventore del risotto